20 DICEMBRE 2012: CENTO ANNI DI STORIA, CENTO ANNI DI NOI

Per celebrare degnamente questo grande traguardo il Comune di Prato, in seno al quale la nostra Associazione è nata, ha voluto ospitare la celebrazione di questo evento in Consiglio Comunale alle ore 15,30 presso il PALAZZO PRETORIO, a pochi passi dalla nostra sede storica.

In quest’occasione ha preso la parola la PRESIDENTE MATILDE BRESCI, che con il proprio intervento ha parlato con passione non solo della storia passata dell’Università Popolare, ma anche del suo presente e di quelli che sono i piani e le speranze per il suo futuro. La presidente ha ringraziato sia il Comune che il personale dell’Associazione, ma il ringraziamento più accorato è di certo andato a coloro che in un secolo si sono affidati all’Associazione per ampliare le proprie conoscenze e soddisfare la propria sete di sapere.

Alla Dott.ssa Bresci l’Amministrazione ha consegnato in conclusione i volumi “Prato, storia di una città”, realizzati dal Comune stesso e redatti da Fernand Braudel.

 

(La Presidente M. Bresci prende la parola per ringraziare il Comune e i soci, ribadendo l’impegno e le finalità dell’Associazione.)

Questa giornata ha avuto ed avrà sempre per l’Università Popolare di Prato un profondo significato legato non alla propria singola vicenda, ma al riconoscimento di tutti coloro che hanno permesso a questa associazione una vita tanto lunga e ricca di soddisfazioni, consentendo di tracciare un sentiero comune percorso da migliaia e migliaia di persone unite dalla volontà di apprendere sempre cose nuove e dal desiderio di condividere quanto appreso; non ci siamo trovati davanti la semplice celebrazione di un anniversario, che per quanto importante scandisce solo il naturale passaggio del tempo, bensì quella della quotidiana partecipazione di persone unite dalla propria passione per la cultura, un flusso costante di menti alla ricerca di nuovi stimoli in costante movimento.. Insegnanti, collaboratori, e soprattutto gli studenti, linfa vitale di questa impresa.

(La Presidente riceve i volumi “Prato, storia di una città”.)

GRAZIE a tutti coloro che hanno reso possibile questo giorno, e a tutti quelli che ci aiuteranno a raggiungere i prossimi traguardi.

RASSEGNA STAMPA
MET – I cento anni dell’Università Popolare di Prato
Comune di Prato Pagina Ufficiale – I cento anni dell’Università Popolare di Prato

CENNI STORICI

 

L’Università Popolare di Prato è nata nel dicembre del 1912, poco prima di Natale.

L’idea di una tale organizzazione la ebbero due impiegati comunali, i signori Vignolino Vignolini ed Ulisse Chiavaroli, i quali *avvertirono con rara sensibilità l’imperioso richiamo del nuovo secolo verso più evolute forme di progresso e di civile educazione.Essi compresero come la cultura-ossia i problemi dello spirito- fosse elemento determinante dello sviluppo e formazione della coscienza non meno dell’affiatamento con lo spirito dei tempi, che rientra proprio nell’assunto delle Università Popolari….*

L’obiettivo dell’Università Popolare di Prato è da sempre quello di offrire qualcosa alla città di Prato, nello spirito di un’idea, secondo la quale “ciascun lavoratore, dopo aver imparato tutto di qualcosa, doveva arricchire il proprio spirito e la propria cultura imparando anche qualcosa di tutto…”

Nella prima fase che durò fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, furono tenute lezioni da uomini illustri della città: I principali argomenti furono saggi musicali e storia dell’arte. Durante il periodo della guerra, le lezioni furono molto limitate e parzialmente sospese.

Ripresero infatti, alla fine della guerra, negli anni ’20, estendendo i luoghi delle lezioni anche fuori dal centro della città: Vaiano, La Briglia, Figline, Coiano, Narnali, ecc.

Gli argomenti furono: storia musicale,industria e commercio, igiene, filosofia e proiezioni cinematografiche.

Nel 1930 fu richiesto lo scioglimento dell’Università Popolare da parte del segretario del fascio di Prato.

L’Università Popolare fu poi ricostituita nell’anno 1944 per volere del Comitato di Liberazione Nazionale che nominò una commissione direttiva provvisoria.

Questa commissione diramò un comunicato alla cittadinanza nel quale si leggeva:

“Come già sapete è risorta la vecchia Università Popolare. Essa rinasce dal nulla. Il presidente dell’istituto di cultura fascista, in cui fu dal defunto regime trasformata questa vecchia e gloriosa Associazione, è irreperibile, ed è forse fuggito con la cassa. Il materiale didattico è stato in parte asportato, in parte deteriorato, ed è ora insufficiente e ridotto in misere condizioni.”

E prosegue:

“L’Università Popolare ha soltanto scopi educativi e culturali. Essa non è legata ad alcun singolo partito, ma intende essere come un legame e un fattore di collaborazione e di concordia fra i cittadini tutti, siano essi o no iscritti ad un partito. Perciò essa, se sarà assistita ed aiutata dal vivo interessamento della cittadinanza, potrà contribuire validamente alla ricostruzione morale e culturale della nostra città, non meno necessaria della ricostruzione materiale.”

Inizia da questo momento la seconda fase di attività che riguarda in particolare gli anni ’50 ed i primi anni ’60.

Questi anni sono infatti caratterizzati da una presenza molto attiva con molte conferenze e lezioni su argomenti storici, filosofici, artistici, geografici, giuridici, economici, scientifici, medici e sportivi.

Si organizzarono ,inoltre,visite a musei ed opere d’arte.

Questo fiorire di iniziative non continuò ad avere il seguito desiderato, in quanto la situazione socio-economica della città di Prato cambiava velocemente e l’associazione non poteva mettersi al passo con questo rapido mutare delle circostanze. Alla fine degli anni ’60 rischiava quasi di scomparire.

C’è un detto a Prato: “Quando però c’è la stoffa, ed a Prato la stoffa non manca certo, si è duri a morire….”

Iniziò così la terza fase di fioritura Si puntò soprattutto alla sviluppo dei corsi di lingue estere in quanto esse erano estremamente richieste nel contesto economico di Prato.Negli anni ’80 il numero dei soci superava gli 800.

Le attività si allargarono a vari settori, includendo sia il settore “pratico”, che quello “culturale/ricreativo” oltre ad attività più “socializzanti”.

 

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